Sull’(in)esistenza lesbica

In una società omofobica, é meglio essere un uomo gay visibile, che rischia di essere soggetto di abusi omofobici verbali e fisici, o è meglio essere una lesbica, che è effettivamente invisibile a livello culturale, sociale e politico? Questa è la domanda posta dalle realizzatrice del mini documentario  ‘Le lesbiche non esistono’, di Satoshidoc, disponibile cliccando sui seguenti link: http://vimeo.com/34962107 (versione italiana); http://vimeo.com/38275559 (versione inglese)

La motivazione di questo breve film è la convinzione che le lesbiche sono ancora più ‘invisibili’ degli uomini gay nell’Italia contemporanea. Sono abbastanza d’accordo; del resto, nel mondo occidentale, gli uomini gay hanno sempre avuto maggiore visibilità sul piano culturale, per diverse ragioni. Una di queste è la legislazione inerente gli atti omosessuali maschili. C’è molta più legislazione che criminalizza gli atti sessuali tra gli uomini che tra le donne, forse perché – in un clima omofobico e normativo – la penetrazione anale, che è (problematicamente) ritenuta rappresentativa del sesso tra uomini, provoca più sdegno rispetto all’idea di due donne che fanno sesso. Spesso si pensa o si immagina che gli atti sessuali tra donne siano una performance volta  stimolare gli spettatori (come nella pornografia mainstream), e come tali vengono percepiti come non pericolosi per il modello eteronormativo. Ovviamente, tale scenario presuppone una serie di tensioni e complessità problematiche, alcune delle quali sono state esplorate da Sue Jackson in un articolo illuminante (2009). Una visione alternativa degli atti sessuali tra donne è che essi non siano realmente possibili, o che non avvengano realmente. In Inghilterra, si suppone che la regina Vittoria abbia dichiarato che ‘le donne non fanno certe cose’; come risultato, l’omosessualità maschile venne criminalizzata ma nessuna legislazione fu mai approvata sull’omosessualità femminile. E’ più probabile che tale situazione si ebbe perché il ministro che propose la legge semplicemente non pensò di includere l’omosessualità femminile: come risultato, le donne furono meno discriminate dalla legge, ma non furono nemmeno riconosciute come capaci di nutrire desiderio sessuale. In Italia, una forma simile di legislazione si ebbe nel periodo tra il 1860 e il 1887, durante il quale gli atti sessuali tra uomini vennero criminalizzati ma nessuna legge fu prodotta contro le attività sessuali tra donne. Dopo il 1887, tuttavia, sebbene  non vi fosse più una legislazione che proibisse l’omosessualità maschile, tutti gli atti omosessuali vennero perseguiti dalla legge al fine di proteggere ‘la decenza morale’.

Altri motivi per cui gli uomini gay sono più culturalmente visibili delle lesbiche includono i modi in cui essi tendono a socializzare, e i grandi privilegi socio-culturali di cui hanno sempre goduto gli uomini rispetto alle donne. Di norma, gli uomini gay hanno stipendi più alti delle lesbiche, occupano un numero maggiore di posizioni di autorità pubblica, e socializzano in luoghi pubblici come ristoranti e club. Le lesbiche, invece, tendo a trascorrere il loro tempo nella sfera privata, come a casa propria o di amiche (Rothenberg 1995). E’ importante ricordare che mentre questi trend valgono da un punto di vista generale, essi ovviamente non riflettono il carattere variegato della società e non dovrebbero essere presi come ‘norma’. Ci sono politiche lesbiche, come Ruth Davidson in Scozia e Paola Concia in Italia, e ci sono lesbiche che frequentano regolarmente pub, club e discoteche e che fanno del sesso occasionale; ci sono anche uomini gay il cui sogno è di essere un padre che vuole rimanere a casa.

Tuttavia, anche se queste ‘eccezioni’ alla regola esistono, a volte non vengono notate. Ad esempio, mentre facevo ricerca sulla visibilità lesbica a Torino nel 2006, alcune delle lesbiche a cui ho parlato mi hanno raccontato degli aneddoti che collimano con la tesi raccontata nel mini-documentario ‘Le lesbiche non esistono’. Alcune delle donne che ho intervistato mi hanno detto che a differenza dei loro amici omosessuali, che avevano sfortunatamente subito degli abusi omofobici mentre andavano via da club gay, loro si sentivano relativamente sicure nel camminare mano nella mano perché non venivano percepite come ‘lesbiche’, e quindi non stimolavano abusi. C’è un certo livello di libertà in questa relativa ‘invisibilità’ che potrebbe, occasionalmente, avere conseguenze positive a breve termine; ovvero, è preferibile non essere riconosciute come lesbiche se questo vuol dire evitare violenza omofobica. Ma alcun* studios* hanno affermato che, a lungo termine, il riconoscimento socio-culturale e politico è vitale per il benessere individuale. Nei suoi studi influenti intitolati ‘Gender Trouble’ (Routledge 1990) e ‘Undoing Gender’ (Routledge 2004), Judith Butler muove dal lavoro di filosofi come Althusser e afferma che tutte le persone, per vivere una vita vivibile e per sentirsi vive e parti di una società, necessitano di essere riconosciute da coloro che le circondano. Devono essere in grado di poter esprimere le loro identità e di esperirla; la loro auto-espressione deve essere ricevuta ed accolta. Immagina se la tua sessualità e la tua prospettiva del mondo venissero ripetutamente marginalizzate o se fossero semplicemente assenti dalla rappresentazione mediatica, dai dibattiti politici e dalle normali conversazioni. Le ragioni di ciò potrebbero essere tabù omofobici o semplicemente il fatto che alle persone ‘normali’ non viene in mente che una persona non sia eterosessuale – ed anche questa è una forma di censura eteronormativa. Il risultato, in molti casi, è che è molto più difficile avere un senso positivo di se stess*.

Dalla prospettiva dei diritti umani, le lesbiche, come tutt* dissident* sessual* (ovvero quelle persone che non si conformano alla norma eterosessuale dominante) dovrebbero essere riconosciute come cittadine che hanno il diritto di essere protette dalla discriminazione, e di godere degli stessi privilegi degli altri cittadini (ad esempio, di potersi registrare in una partnership civile). Ciò vuol dire che aumentare la visibilità della popolazione LGBTQ non dovrebbe significare esporla a un maggiore tasso di rischio omofobico, ma dovrebbe invece permettere a tutt* di vivere la loro identità in modo aperto e sereno. Una maggiore visibilità delle persone LGBTQ dovrebbe migliorare la consapevolezza della loro esistenza e dei loro bisogni, ed accrescere gli importanti contributi che essi fanno alla vita sociale e culturale. Se accompagnata da una campagna educativa produttiva ed efficace, da una legislazione adeguata e dall’emergenza di modelli positivi nell’opinione pubblica o nei ruoli di potere, una maggiore visibilità può cambiare gli atteggiamenti e causare un cambiamento dei paradigmi. Ad esempio, la popstar Tiziano Ferro ha recentemente fatto coming out nella tv nazionale italiana, ed è diventata immediatamente un’icona gay e un modello. Sicuramente si tratta di uno sviluppo positivo; però, in Italia, non vi sono modelli lesbici equivalenti … o non ancora.

Riferimenti:

Butler, Judith (1990), Gender Trouble. Feminism and the Subversion of Identity. New York and London: Routledge

———— (2004), Undoing Gender. London: Routledge

Jackson, Sue (2009), `Hot Lesbians’: Young People’s Talk About Representations of Lesbianism. Sexualities, vol. 12, no. 2: 199-224

Ross Charlotte (2012). Queering Space in Turin. In  ‘Public and Private Spaces in Italian Culture’, ed Simona Storchi. Fairleigh Dickinson University Press (in corso di stampa)

Rothenberg, Tamar (1995), Lesbians Creating Urban Social Space. In David Bell and Gill Valentine (eds) Mapping Desire. Geographies of Sexualities. London : Routledge :165-81

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About Charlotte Ross

I'm a lecturer and researcher at the University of Birmingham, UK. My main interests are contemporary Italian culture, and gender and sexuality. My current project explores the representation of lesbian identities and desire between women in Italian novels and media, from 1870 to the present day.
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