Riparo (di Marco Simon Puccioni 2007). Recensione

In una calda serata di luglio, abbiamo deciso di rilassarci e di accendere il condizionatore guardando un film in dvd uscito nel 2007, che però non avuto molto eco mediatico in Italia anche se è stato premiato in diversi festival cinematografici internazionali, tra i quali il New York New Directors New Films Festival, il Festival del Cinema Italiano di Annecy, e il Festival Europeo di Lecce.

Si tratta di Riparo (regia di Marco Simon Puccioni, con Maria De Medeiros e Antonia Liskova e Mounir Ouadi), un film che racconta la storia di due donne lesbiche (Mara e Anna) che, al ritorno da una vacanza in Tunisia, trovano una sorpresa nel loro portabagagli: un ragazzo marocchino (Anis) che è scappato illegalmente dal suo paese. Questo evento muta per sempre il destino dei tre personaggi principali, e da lì si dipanano tante storie che si intrecciano in modi inattesi.

Il film tocca diversi quesiti che da subito stimolano il responso degli spettatori: innanzitutto, il problema della complicità e dell’accoglienza nei confronti di una persona sconosciuta ma in una situazione di bisogno; tale problema viene affrontato in modi completamente diversi dalle due protagoniste (Anna lo vuole aiutare mentre Mara lo accusa di furto e vorrebbe che andasse per la propria strada) e presagisce i dissidi del rapporto di coppia, che gradualmente vengono alla luce.

Anna è la figlia di una ricca famiglia manifatturiera, mentre Mara lavora nella stessa fabbrica in qualità di operaia. La differenza delle loro classi sociali è evidente, e sembra segnare anche i ruoli delle due donne nella coppia. Inoltre, Mara vive con apprensione il rapporto con la madre di Anna, una donna che esprime la sua omofobia e il proprio diniego verso la figlia e la sua relazione di coppia spesso umiliandole in pubblico.

L’ingresso di Anis in questa relazione instabile e connotata dalle differenze sociali e pregiudiziali, mette in evidenza alcuni desideri inespressi delle protagoniste e disvela delle dinamiche latenti nel rapporto, che nel corso del tempo diventano più esplicite e porteranno al conflitto finale. Al tempo stesso, la vita con le due donne porta alla luce diversi quesiti da parte di Anis, che si trova a confrontarsi con una tipologia di rapporto per lui completamente nuovo e che lui trova “innaturale”.

La presenza di Anis risveglia in Anna un forte istinto materno, mentre Mara finirà per fare sesso con lui dopo l’ennesima frustrazione esperita nel suo rapporto ormai in crisi con Anna, “usandolo” come strumento per schierarsi contro di lei sia dal punto di vista della sessualità che della classe sociale: Anis infatti è stato assunto in nero dal fratello di Anna, ma sul piano sociale è subalterno anche a Mara. La storia finisce con la fine del rapporto lesbico, e con la fuga disperata del clandestino Anis.

Vi sono diversi interrogativi che il film pone agli spettatori: ad esempio, perchè Puccioni ha scelto di mettere insieme queste storie così diverse? Sicuramente a nostro avviso ha voluto dare un’immagine delle varie forme di identità ai margini: una coppia lesbica che, nonostante la bella casa e la relativa serenità economica, si trova a dover quotidianamente lottare per il riconoscimento e l’accettazione; un ragazzo minorenne clandestino ed orfano, che vuole costruirsi un’identità “nuova” e slegata da un passato di cui non ci viene rivelato quasi nulla. Anis viene a contatto con altri lavoratori immigrati che, attraverso le loro storie, narrano di un’Italia troppo poco rappresentata ma sempre più presente. La visione sugli immigrati viene espressa attraverso due personaggi maschili – un albanese e appunto, Anis –  che si fanno portatori di due modi diversi di vivere l’integrazione in Italia: Michel rubacchia dal padrone e inganna la donna italiana con cui si è sposato per avere la cittadinanza; Anis lavora sodo per cercare di mettere su famiglia. Se è importante rappresentare in modo diversificato la vita degli immigrati, tuttavia si tratta di due figure abbastanza stereotipate: il ladruncolo albanese e misogino, e il marocchino lavoratore e con in testa solo l’idea di crearsi una famiglia eteronormativa. Tale idea lo porta non solo a non accettare la relazione tra Anna e Mara, ma lo porterà a cercare di distruggerla corteggiando incessantemente Mara.

Il film ci fa anche notare l’ingenuità egoistica di Anna, che invita Anis a casa loro in un moto di altruismo, ma poi non riesce a gestire questa convivenza precaria, con conseguenze devastanti per tutti e tre.  Forse Puccioni voleva evidenziare come l’altruismo borghese irrealista può produrre nuovi problemi invece di risolverne; forse voleva mostrare che, solo perché aiuti una persona non vuol dire che non ti farà del male: infatti, Anis nuoce gravemente ad Anna, che reagisce brutalmente, facendolo licenziare. A noi viene da chiedere perché, quando le relazioni lesbiche sono cosi raramente rappresentate, Puccioni abbia deciso di mostrare un rapporto che evidentemente non regge, a causa di una mancanza di fiducia che si fa sentire sia a letto che nella vita quotidiana. E’ significativa a tal proposito la domanda che Mara pone ad Anna: “Che rapporto è se un ragazzino riesce a metterlo in crisi?” Invece di usare questa situazione complessa come opportunità per mostrare come è possibile superare ostacoli quali l’omofobia socio-culturale, il razzismo, il classismo, o di risolvere vecchi squilibri di potere, il film sembra incoraggiare una lettura negativa. Infatti, anche se ci sono momenti in cui viene articolata una rivendicazione politica forte a favore dei diritti delle lesbiche di vivere tranquille e di essere riconosciute, il film è strutturato in modo tale di rendere inevitabile la fine della relazione tra Anna e Mara, e impossibile le relazioni tra classi diverse.

Il titolo evoca il bisogno primario di un posto al sicuro, per proteggersi, o per ritirarsi dal mondo. Anis sembra il personaggio più bisognoso di un riparo, ma Mara gli spiega che Anna svolge esattamente questa funzione anche per lei: “Anna è diventata il mio riparo dal mondo”. Alla fine non ci sono più posti al sicuro, né posti di lavoro (la fabbrica licenzia tutti), né ambienti domestici, visto che la bella casa di Anna che ha ospitato prima Mara e poi Anis viene abbandonata da entrambi, e nella scena finale porta solo i segni visibili della lite (piatti rotti, mobili rovesciati). In un certo senso, il film racconta la storia di una persona (Anna) che vuole controllare tutto, e che può farlo, fino ad un certo punto, grazie alla sua situazione economica. Però né Mara né Anis stanno al gioco e si ribellano, spezzando il riparo artificiale per andare alla ricerca di altre libertà. Il film ci fa riflettere su questioni etiche che suscitano scomodità: fino a che punto dobbiamo/dovremmo aiutare gli altri? Come dovremmo gestire l’impatto delle loro vite, dei loro modi di pensare, della loro alterità, su di noi, e vice versa? Come possiamo superare gli squilibri di potere che segnano la nostra società? Questa storia sembra risolversi cupamente, mostrando diverse forme di sfruttamento, e negando la possibilità di comprensione, accettazione ed integrazione, sia tra culture e classi economiche diverse, sia tra individui diversi che cercano di creare un rapporto di complicità e non ci riescono. Ci mostra quanto siano preziose la riflessione e l’abilità e la volontà di ascoltare e di cercare di capire i bisogni e le prospettive degli altri—un dono che né Anna, né Mara, né Anis, né la madre di Anna, sembrano avere.

Segnaliamo a margine della nostra recensione questo sito che riporta alcune delle recensioni che sono uscite sui quotidiani in seguito all’uscita del film; vi invitiamo a notare come in 3 casi su 6 nei titoli si faccia riferimento al “triangolo” relazionale, e in un paio di casi invece i titoli esplicitano l’asimmetria di potere che si crea tra la coppia lesbica e il clandestino: http://www.cinemagay.it/autori.asp?idautore=9383

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About Charlotte Ross

I'm a lecturer and researcher at the University of Birmingham, UK. My main interests are contemporary Italian culture, and gender and sexuality. My current project explores the representation of lesbian identities and desire between women in Italian novels and media, from 1870 to the present day.
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